Lo Stemma

Lo Studio Araldico Genealogico Guelfi Camaiani può offrire una riproduzione a colori, eseguita a mano da esperti pittori su carta tipo pergamena formato 35 X 50, dello Stemma di ogni Casata.

In calce allo Stemma viene riportato un breve cenno storico che illustra la storia della Casata e l’indicazione della fonte bibliografica da cui lo Stemma è stato tratto.

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L’origine degli Stemmi, così come attualmente si vedono, è da ritenersi risalire al tempo di Ottone I Imperatore. Il primo trattato del blasone conosciuto, apparve in Francia verso il 1180 sotto il regno di Filippo Augusto. Se le prime Armi apparvero nei Tornei, gli esempi dei veri Stemmi non si trovano che verso la fine del XII secolo. Però fino intorno al 1260 non erano propri delle persone che li portavano ma dei loro domini; infatti, il Signore cambiando stato e signoria, mutava sigillo e divisa. Un importante impulso alla diffusione si ebbe in occasione delle crociate. Fino a quando il Signore stava nelle sue terre non ebbe necessità di un segno distintivo ma quando si ritrovò lontano dai propri possedimenti e confuso con la moltitudine dei crociati, sentì il bisogno di avere un segnale che lo distinguesse dagli altri, coperti come lui dall’armatura. Ogni cavaliere quindi scelse un colore conforme ai suoi sentimenti ed un segno esprimente qualche “glorioso suo fatto o personale accidente” (GUELFI CAMAIANI Piero, Dizionario Araldico, Manuali Hoepli, 1940, p. 526) o avente qualche richiamo o somiglianza con il proprio nome: una colonna per i Colonnesi, l’orso per gli Orsini, la carretta per i del Carretto, ecc..

Dunque, sin dalle remote epoche passate, lo Stemma costituiva un abituale mezzo di identificazione ed era ritenuto esclusivo privilegio della famiglia legittima titolare dello stemma stesso. Esso era normalmente connesso al possesso di un titolo nobiliare, ma poteva spettare anche a famiglie non nobili ma di “distinta civiltà” (i c.d. Stemmi di cittadinanza) e agli ecclesiastici.

La simbologia araldica è ovviamente molto varia, trattandosi di una scienza antichissima. Le figure araldiche possono essere figure (o pezze) propriamente araldiche come il palo, la fascia, la banda, le losanghe ecc., figure naturali come quelle riproducenti animali, fiori, piante, uccelli, mestieri ecc., oppure figure ideali come quelle che si riferiscono per esempio alla mitologia. Il significato di detta simbologia è notevolmente complesso, dovendo ogni figura – nella sua esatta rappresentazione -- essere messa anche in correlazione con le altre presenti nello scudo nonché con i colori (smalti) usati per la loro rappresentazione (per tutto ciò che riguarda la simbologia e la terminologia araldica, si veda la citata fondamentale opera di Piero GUELFI CAMAIANI).

Gli elementi che compongono lo Stemma, oltre alle figure araldiche, sono: lo scudo, cioè il fondo su cui si disegnano le figure stesse e gli ornamenti, cioè quegli elementi che, esteriori allo scudo, servono ad indicare dignità proprie del titolare dello stemma. I principali ornamenti indicanti la nobiltà – e quindi ereditari -- sono le corone e gli elmi.
Al titolo di Principe normalmente corrisponde una corona sormontata da otto foglie di acanto o fioroni d'oro di cui cinque visibili, sostenute da punte ed alternate da otto perle di cui quattro visibili. La corona normale di Duca è cimata da otto fioroni d'oro di cui cinque visibili sostenuti da punte. La corona spettante al Marchese è cimata da quattro fioroni d'oro, tre vi sibili sostenuti da punte ad alternati da dodici perle disposte tre a tre in quattro gruppi piramidali, due visibili. La corona normale di Conte è cimata da sedici perle di cui nove visibili. La corona normale di Visconte è cimata da quattro grosse perle, tre visibili, sostenute da altrettante punte ed alternate da quattro piccole perle, due visibili, oppure da due punte d'oro. Al titolo di Barone compete normalmente una corona formata da un cerchio accollato da un filo di perle con sei giri in banda di cui tre visibili. Al titolo di Nobile corrisponde una corona cimata da otto perle, cinque visibili. La corona normale di Patrizio è cimata da otto perle di cui cinque visibili, alternate da otto fioroni abbassati sul cerchio di cui cinque visibili (per il GUELFI CAMAIANI Piero., op. cit., p. 207, le famiglie insignite del patriziato “usavano e usano tuttora una corona simile a quella antica di Marchese meno le dodici perle che sono sostituite da quattro soltanto”, risultando formata da quattro fioroni, tre visibili, alternati da altrettante perle, due visibili). Con riferimento al titolo di Signore è da dire che non esiste una corona ufficiale relativa a tale titolo, lacuna rilevata da Piero GUELFI CAMAIANI secondo il quale (op. cit., p. 494), però, andrebbe attribuito a tale titolo molto diffuso in Italia insieme a quello di Consignore, una corona simile a quella di Barone con minori ornamenti e cioè: un cerchio accollato da un filo di perle in banda (due visibili), il cerchio cimato da quattro grosse perle (tre visibili) sostenute dal cerchio o da punte. La corona normale di Cavaliere ereditario è cimata da quattro perle di cui tre visibili.

Gli elmi si pongono sopra lo scudo e rappresentano il grado nobiliare per il tramite della loro forma, colore e posizione, mentre non sono indizi di dignità la superficie rabescata, le bordature o cordonature dorate o argentate.

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